Olympe de Gouges e la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1791)

La democrazia, lo Stato di diritto, gli Stati parlamentari, la libertà di critica e di espressione, di satira, non le ha mica portate “la cicognia”. Qualcuno ha lottato, ha combattuto, è morto o è stato imprigionato, ha cospirato, per far si’ che alcune società chiuse come erano quelle dell’Acien Régime, divenissero società aperte. Società, cioé dove in modo pluralistico fosse ammesso il dissenso, dove soprattutto gli esseri umani fossero riconosciuti cittadini con diritti e non più sudditi.

Olympe de Gouges fu una rivoluzionaria francese che scrisse nel 1791 la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, contestando ai rivoluzionari francesi maschi, che in realtà quell’Uomo e Cittadino della dichiarazione del 1789, non era Uomo del senso di genere umano, ma era prassi di nuove attribuzioni ai maschi di cittadini e non più di sudditi, mentre le donne rimanevano indietro – secondo lei- in questa rivendicazione di nuovi diritti. Olympe de Gouges fini’ poi ghigliottinata nel 1793 per mano dei terroristi giacobini. Le sue ultime parole furono: «Le donne avranno pur diritto di salire alla tribuna, se hanno quello di salire al patibolo».

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Da decretare all’Assemblea nazionale nelle sue ultime sedute
o in quelle della prossima legislatura

 

Preambolo

Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di essere costituite in Assemblea nazionale.

Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna, sono le uniche cause di malessere pubblico e della corruzione dei governi, esse hanno deciso di esporre in una dichiarazione solenne, i diritti naturali inalienabili e sacri della donna, di modo che tale dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri della società, ricordi continuamente ad essi i loro diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere comparati in ogni momento con le finalità di qualsiasi istituzione politica, ne escano maggiormente rispettati, affinché le rivendicazioni dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, siano sempre orientate verso il mantenimento della costituzione, della morale e del benessere di tutti.

Di conseguenza, il sesso superiore, per bellezza e anche per coraggio nelle sofferenze materne, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere supremo, i Diritti seguenti della Donna e della Cittadina.

Articolo 1
La donna nasce libera e ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune.

Articolo 2
Lo scopo di tutte le associazioni politiche è quello di conservare i diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell’Uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all’oppressione.

Articolo 3
Il principio di sovranità risiede essenzialmente nella Nazione, che non è altro che l’unione della Donna e dell’Uomo : nessun corpo, nessun individuo, può esercitare l’autorità che non emani espressamente dalla Nazione.

Articolo 4
La libertà e la giustizia consistono nel rendere agli altri tutto ciò che a loro appartiene ; così, l’esercizio dei diritti naturali della donna non ha altri limiti che la perpetua tirannia che l’uomo le contrappone. Questi limiti devono essere riformati in base alle leggi della natura e della ragione.

Articolo 5
Le leggi della natura e della ragione proibiscono tutte le azioni nocive alla società; tutto ciò che non è proibito da queste leggi, sagge e divine, non può essere vietato e nessuno può essere costretto a fare quello che non è da esse prescritto.

Articolo 6
La legge deve essere l’espressione della volontà generale. Tutti i cittadini e le cittadine devono concorrere personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, alla sua formazione. La legge deve essere uguale per tutti: tutti i cittadini e tutte le cittadine essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammessi a tutte le dignità, posti e impieghi pubblici, in relazione alle loro capacità, e senza altre distinzioni se non quelle delle loro virtù e dei loro talenti.

Articolo 7
Nessuna donna fa eccezione. Ella sarà accusata, arrestata e detenuta nei casi previsti dalla legge. Le donne ubbidiscono come gli uomini a questa legge rigorosa.

Articolo 8
La legge deve prevedere solo pene strettamente e evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non in virtù di una legge stabilita e promulgata precedentemente al delitto e legalmente applicata alle donne.

Articolo 9
A qualsiasi donna dichiarata colpevole, si applica tutto il rigore previsto per legge.

Articolo 10
Nessuno deve essere perseguito per le sue opinioni, anche quelle fondamentali. La donna ha il diritto di salire sul patibolo; ella deve avere ugualmente il diritto di salire sulla Tribuna, purché le sue manifestazioni non turbino l’ordine pubblico stabilito dalla legge.

Articolo 11
La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei più preziosi diritti della donna, poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni cittadina può dunque dire liberamente “sono la madre di un bambino che vi appartiene”, senza che un barbaro pregiudizio la obblighi a nascondere la verità; salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi stabiliti dalla legge.

Articolo 12
La garanzia dei diritti della donna e della cittadina necessita una maggiore utilità ; questa garanzia deve essere istituita per il vantaggio di tutti e non per l’utilità particolare di quelle a cui essa è affidata.

Articolo 13
Per il mantenimento della forza pubblica e per le spese dell’amministrazione, i contributi versati dalla donna e dall’uomo sono uguali; la donna partecipa a tutti i compiti, a tutti i lavori ingrati; deve dunque avere la stessa parte nella distribuzione dei posti, degli impieghi, degli incarichi, delle dignità e dell’industria.

Articolo 14
Le cittadine e i cittadini hanno loro stessi, o i loro rappresentanti, il dovere di constatare la necessità della contribuzione pubblica. Le cittadine non possono aderirvi se non qualora si ammetta una uguale ripartizione, non soltanto del patrimonio, ma anche dell’amministrazione pubblica e hanno il diritto di determinare l’aliquota, la base imponibile, la riscossione e la durata dell’imposta.

Articolo 15
La massa delle donne, coalizzate per la contribuzione fiscale a quella degli uomini, ha il diritto di chiedere conto della sua amministrazione a qualsiasi agente pubblico.

Articolo 16
Una società, nella quale non viene assicurata la garanzia dei diritti, né determinata la separazione dei poteri, non ha di fatto una costituzione. La costituzione è nulla se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione non ha cooperato alla sua redazione.

Articolo 17
Le proprietà sono di tutti i sessi riuniti o separati. Tutti hanno un diritto inviolabile e sacro alla proprietà. Nessuno ne può essere privato in quanto patrimonio vero della Natura, a meno che non lo esiga in maniera evidente la necessità pubblica, accertata legalmente, e a condizione di un giusto e preventivo indennizzo.

 

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