Filippo Lippi e la passione per Madonna Lucrezia

Lucrezia Buti

Le opere di Filippo Lippi sono esposte in tutto il mondo: a Prato, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Verona, Berlino, Monaco, persino New York, Washington, Cambridge…
A Parigi, al Louvre,  ho potuto ammirare una Madonna col Bambino, meglio conosciuta come Pala Barbadori.
Mi sono appassionata alle opere di Filippo Lippi quando ho iniziato a leggere la sua vita piena di avventure e di scandali.
Sopratutto la vicenda del suo grande amore contrastato: Filippo nutri’ infatti una grande passione per una bellissima fanciulla: Lucrezia Buti, una novizia al convento di S. Margherita di Prato. La loro vicenda fece scandalo perché Filippo Lippi stesso era un monaco. Monaco dell’ordine dei Carmelitani.

Fra Filippo di Tommaso Lippi (Firenze, 1406 circa – Spoleto, 9 ottobre 1469) fu un pittore importante del quattrocento che godette della protezione e il sostegno dei Medici di Firenze. Dalla famiglia Medici, Fra’ Filippo ricevette commissioni importantissime, compreso una commissione per un altare per il re di Napoli. Botticelli fu uno dei suoi studenti più notevoli e nelle linee eleganti della figura di Salome, dipinto di Fra’ Filippi per gli affreschi della Cattedrale di Prato in cui si puo’vedere lo stile simile, allungato e delicato, che ha influenzato Botticelli.

Secondo Vasari, la prima persona a fare un racconto delle vite dei pittori italiani, nel 1456 Fra Filippo fu a Prato dove lavorò sugli affreschi della cattedrale. Vasari ci racconta che il monaco aveva la tendenza a fare le scappatelle con le donne e di avere avventure romantiche. Mentre era a Prato, accettò anche un’altra commissione alla chiese di S. Margherita di Prato e fu la’ che lui incontrò e si innamorò della bellissima Lucrezia, la figlia di Francesco Buti, un Fiorentino commerciante di seta. Dopo la morte dei suoi genitori, Lucrezia venne mandata a Prato e fu messa sotto la protezione delle sorelle di S. Margherita. Fra Filippo, dopo averla vista al convento la prima volta, seppe che il volto di Lucrezia sarebbe stato perfetto per la modella della Madonna dei suoi altari. Dunque, alle sorelle lui chiese il permesso per Lucrezia di venire dalla sua bottega, dove lui avrebbe potuto fare il suo ritratto.

Questo è dove la storia diventa interessante. Non sappiamo se lui veramente la rapì durante l’occasione della processione della Sacra Cintola a Prato, o se lei rimase con lui di propria volontà.

Vite-Vasari

Vasari pubblicò la storia di Lucrezia e Fra Filippo quasi cento anni dopo gli avvenimenti. Peró la leggenda è una bella materia per tessere una storia deliziosa. Filippo Lippi era persona poco coerente e costumi che poco si addicevano all’abito che portava. Oltre a mostrarsi poco ligio nei confronti dei suoi committenti, che spesso lamentavano ritardi, pur avendo già soddisfatto le frequenti richieste di denaro da parte sua, che adduceva un continuo stato di miseria o motivi familiari, come quello – a lungo millantato – di dover dotare tre fanciulle sue nipoti, degenti e malate, quando invece, si osservava in lui uno stile di vita sregolato e una malcelata e continua frequentazione di donne. Ma egli era uno dei “boni maestri” di pennello e soprattutto Cosimo de’ Medici favorì e protesse la sua arte.

Conobbe Lucrezia nel frequentare il monastero come cappellano e ben presto ella lo corrispose, dopo averlo avvicinato negli incontri frequenti, giustificati dal fatto che il Lippi aveva chiesto alla badessa Bartolomea dei Bovacchiesi di farla posare come modella nel personaggio di S. Margherita, che appare nella tavola da lui composta per la chiesa del monastero, dal tema La Vergine che cede la cintola a S. Tommaso. Costretta, dopo la morte dei genitori, a farsi monaca insieme alla sorella Spinetta, la bellissima monaca non aveva trovato nel chiostro il luogo dei suoi ideali di donna. E così, in quello stesso anno, nel 1456, ella lasciò il monastero e si trasferì nella casa del Lippi. Il Vasari ne descrive la fuga, che fece tanto scalpore, in ogni luogo dove la fama dell’arte di frate Lippo era nota. E con questa occasione (quella di avvicinarla come modella per il dipinto commissionato dalla badessa), innamoratosi maggiormente, egli fece poi tanto per via di mezzi e di pratiche, che sviò Lucrezia dalle monache, e la porto’ via il giorno appunto ch’ella andava a veder mostrare la cintola di Nostra Signora.

Ebbero un figlio, Filippino, che seguirà degnamente le orme del padre, dopo essere stato alla scuola del Botticelli; nel 1465, nacque loro anche una figlia, Alessandra. Lo scandalo che colpì i due amanti fu tale che il Lippi, tramite il suo amico e mecenate, Cosimo il Vecchio de’ Medici, chiese e ottenne da Pio II – per sé e per Lucrezia – lo scioglimento dei voti religiosi, anche se i due non contrassero mai un regolare matrimonio.

La loro vicenda, dopo tanto scalpore iniziale, rimase poi nascosta tra le pieghe del tempo, ma tornò ad appassionare prima il romantico poeta ottocentesco Robert Browning, che della vicenda scrisse un trattatello poetico (Fra’ Lippo Lippi), e poi il D’Annunzio, che subì il fascino della femminilità di Lucrezia, trasferendola nella protagonista dell’Elettra.

Ma la più bella celebrazione di questa donna, che per amore sfidò la Chiesa e la misogina cultura femminile del suo tempo, sta nell’insieme di madonne, che Filippo Lippi dipinse dopo averla conosciuta.

Pala_barbadori,_louvre,_lippi

Filippo Lippi, Madonna con Gesù Bambino fra angeli, san Frediano e sant’Agostino (Pala Barbadori 1437 – 1438),
tempera su tavola. Parigi, Louvre

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